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Come accelerare la trasformazione digitale con la tecnologia e la formazione

In un contesto positivo di ripresa economica, il processo di trasformazione digitale delle imprese ha oggi validi sostegni di natura economica e fiscale da parte del Governo. Un’occasione da non perdere per le aziende che vogliono accelerare il rinnovamento applicativo, culturale e formativo per essere protagoniste nel futuro mercato digitale

Dopo un periodo di incertezza economica conseguente alla pandemia, s’intravvede una fase di ripresa per le imprese. “Le aziende sono ripartite e i dati Istat indicano una maggiore fiducia dei consumatori – fa notare Rossano Ziveri, presidente di Formula Impresoft aprendo il Live Event di UniQa del 6 luglio scorso. Il segnale di una svolta attesa, “accompagnata da rinnovamenti di processi e management, catalizzata anche dagli incentivi governativi che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) assegnano un ruolo strategico al digitale”.

Si prospetta insomma un momento ideale per accelerare l’innovazione e la trasformazione digitale secondo Andrea Rangone, chairman di Digital360 e co-fondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano: “La crisi terribile che abbiamo vissuto è stata un elettroshock culturale, che ha spinto le imprese e la pubblica amministrazione ad accrescere la sensibilità digitale”. Le risorse mobilitate dal PNRR, la presenza di esperti nei ruoli decisivi per il futuro digitale del Paese fanno quindi sperare “nell’attivazione di un circolo virtuoso d’innovazione con effetti positivi sulla crescita del PIL e per il recupero del ritardo accumulato verso gli altri Paesi”. Per le imprese, in particolare PMI, è importante cogliere il momento: “Se non ora quando? – domanda provocatoriamente Rangone – Occorre approfittare del momento per recuperare il gap digitale, valorizzare le risorse con l’aiuto esperienziale dei partner”.

 

Alla ricerca di un modello ideale per l’impresa digitale resiliente

Per Fabio Rizzotto, Vice President, Head of Local Research and Consulting di IDC, l’impresa del futuro dev’essere flessibile e resiliente per potersi affermare nel mercato digitalizzato che, si stima, possa valere il 60% del PIL europeo già entro il 2023. “Una sfida sia per le imprese native digitali sia per i settori tradizionali dove la tecnologia serve a potenziare processi, prodotti e servizi”.

Per competere, l’impresa del futuro deve innovare su tanti aspetti: modellazione del business, operation, processi di lavoro, data-driven, infrastruttura, front-end verso i clienti, digital trust e integrazione con gli ecosistemi digitali. La pandemia ha messo in risalto il fattore della resilienza: “Che significa riuscire a trarre vantaggio dalle situazioni del mercato, saper misurare e migliorare le performance, avere manager d’ogni funzione che partecipano attivamente allo sviluppo del business”.

Le tecnologie hanno un ruolo fondamentale per operare in un mercato sempre più dinamico: “Serve rinnovare le applicazioni, adottare architetture modulari, capacità di tempo reale o near-real-time e più intelligenza – continua Rizzotto. – Servono task app o microapplicazioni per poter realizzare funzioni di complemento a quelle esistenti, per esempio, per abilitare il self business o il click & collect durante la pandemia”. Tra le tecnologie, “il cloud è quella che aiuta l’impresa a cambiare pelle più velocemente, raggiungere la digital resilience, accelerando la trasformazione e il cambiamento delle modalità di lavoro”.

 

Gli impatti della trasformazione digitale su persone e competenze

La componente umana è centrale in ogni cambiamento e la trasformazione digitale mette in gioco modelli organizzativi, skill, competenze e carriere. “Le competenze verticali non sono più garanzia di carriere lunghe e felici – spiega Riccardo Bovetti Partner EY –. In azienda vanno affiancate con le competenze orizzontali, che consentono flessibilità e contatti con altri elementi della catena del valore”. Tutte le funzioni, anche le più tradizionali devono avere competenze digitali, “per governare strumenti che in apparenza sono facili e auto-esplicativi, ma non banali da applicare al miglioramento dei contesti di business”.

Dal punto di vista organizzativo, la sfida è passare dalle tradizionali organizzazioni a silos, attraversate orizzontalmente dai processi, a quelle hub & spoke dove poche unità dotate di competenze operative lasciano nelle unità satellite quelle specialistiche. “Con la digitalizzazione e l’automazione cambiano i processi, il numero delle persone e le modalità di lavoro”, continua Bovetti. La collaborazione, in particolare, richiede acquisizioni e disponibilità culturali che vanno oltre il semplice ridisegno degli spazi fisici o virtuali di lavoro. “Il cambiamento non avviene con l’imposizione, richiede un accompagnamento basato sulla definizione delle nuove attitudini e degli strumenti culturali, che consentono alle persone di vivere in contesti che cambiano di continuo”, spiega Bovetti rimarcando la centralità della formazione per consentire alle aziende d’innovare.

 

Le risorse economiche per fare formazione e sviluppare gli skill digitali

La trasformazione digitale non è solo tecnologica, ma richiede adeguamenti degli skill delle persone. Le misure previste dal Ministero dello Sviluppo Economico nel piano di Transizione 4.0, che attinge alle risorse del Recovery Found europeo e NextGenerationEU, rappresentano aiuti concreti per supportare e accelerare il processo di trasformazione digitale delle imprese Italiane.

“Fra gli strumenti previsti nel Piano di Transizione 4.0 e le relative novità/rivisitazioni introdotte (es. Credito di Imposta su Beni Strumentali, Credito di Imposta su Ricerca e Sviluppo, Innovazione e Design etc.), sicuramente il Credito riconosciuto per le attività di Formazione 4.0 rappresenta una delle principali misure volte a supportare i processi di rafforzamento delle competenze digitali del personale interno come parte integrante della strategia di Digital Transformation”, spiega Corrado Bortolussi, Associate Partner EY.

“Data la rilevanza strategica e la complessità, diversa da contesto a contesto, del percorso di formazione, la Misura prevede – continua Bortolussi – l’agevolazione, unitamente alle attività di formazione, anche delle spese connesse all’impostazione iniziale del Progetto formativo interno, di fatto riconoscendo l’importanza di prevedere Piani strutturati definiti sulla base di una attenta mappatura gli skill esistenti e conseguentemente dei gap da colmare nelle competenze digitali”

Il piano Formazione 4.0 abbraccia un po’ tutte le tecnologie abilitanti, classificandole in 11 macro-categorie: big data, analisi dei dati, cloud, server security, server fisici, sistemi di prototipazione rapida, realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, manifattura additiva, IoT e integrazione digitale dei processi aziendali.

La Normativa prevede inoltre l’ammissibilità di diverse modalità di erogazione, affiancando a quella più tradizionale in aula, anche altre modalità come online e in training-on-the-job – aggiunge Bortolussi – per una maggior flessibilità ed efficienza nell’erogazione e per meglio integrarle nell’operativa del day-by-day.

 

Formula Impresoft e il ruolo della piattaforma UniQa

Il Gruppo Impresoft nasce due anni fa dal progetto di un gruppo d’imprenditori affermati nei settori della consulenza IT, in grado di lavorare come partner dei maggiori clienti italiani nelle soluzioni che occorrono per l’evoluzione digitale. “Il Gruppo è organizzato come rete d’imprese con centri di competenza specializzati – spiega Ziveri. Tra questi l’industria, con gli ambiti di planning e MES. Ci sono poi gli ambiti della Corporate Resilience, CRM, customer engagement, raccolta ordini sia in mobilità sia online. Formula Impresoft, la società capogruppo, si occupa di ERP, performance management e governance”.

Rete_imprese

Il Gruppo mette assieme realtà con grande esperienza, “che operano sul mercato IT da 20-30 anni (con l’eccezione di Formula che ha passato i 50 anni, ndr), con 600 professionisti in 16 sedi, 2.500 clienti, un fatturato pari a 70 milioni di euro e collaborazioni attive con i migliori vendor internazionali”, precisa Ziveri. Esperienza messa a fattor comune nella costruzione di una soluzione olistica, innovativa e modulare: UniQa, organizzata su tre livelli che fanno riferimento ai C-level dell’azienda come fruitori primari d’informazioni, oltre ovviamente alle figure operative. UniQa si adatta ai più diversi use case aziendali nel supporto di modelli e processi basati su best practice: “Componenti best-of-breed che sono accompagnati dalle capacità di supporto progettuale e di gestione delle applicazioni sia on premise sia in cloud, con tutti i servizi necessari”.

Dei tre livelli di UniQa, il primo riguarda la Corporate Resilience. “Un tema importante, portato alla ribalta dalla pandemia – spiega Ziveri. La resilienza nei confronti della mutevolezza del business, che si avvale anche del supporto di un centro servizi di cloud sicuro”. Fanno da complemento, i servizi che estendono e arricchiscono la copertura funzionale degli applicativi legacy aggiungendo le capacità d’intelligenza artificiale e di machine learning, i servizi per lo smart working con Office 365, per la governance delle infrastrutture tecnologiche dell’azienda, di change management, di learning e di security.

Al secondo livello di UniQa c’è la Corporate Execution, “che supporta i processi core dell’azienda: da quelli per la creazione del valore all’ottimizzazione delle risorse, fino alla connessione delle macchine in fabbrica – precisa Ziveri. Si parte dai sistemi ERP per arrivare ai supporti per lo sviluppo del mercato e dei clienti: CRM, digital marketing, processi post-vendita e quant’altro”. In questo livello, si collocano le soluzioni Sage X3, Microsoft CRM, Sugar CRM e Diapason.

Al livello più alto, infine, c’è la Corporate Governance. “La nostra proposizione non si limita alle funzioni di business intelligence e agli strumenti base di corporate performance management, ma si arricchisce di strumenti di analisi che incidono sui processi – spiega Ziveri – servizi per la gestione della tesoreria e del cash management, per simulare scenari futuri e lo stato dell’azienda nel caso di eventi o cambiamenti. C’è infine il supporto nella costruzione di piani strategici con il monitoraggio nel tempo delle attività”.

Con UniQa vengono coperti i tre livelli funzionali utili alle diverse esigenze aziendali, “in modo dinamico e modulare, seguendo il percorso d’innovazione più consono all’azienda, semplificando le soluzioni applicative on-premise in uso, aiutando l’adozione del cloud e del modello ibrido”.

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Bruciare le tappe verso l’azienda 4.0 con l’aiuto di UniQa

Traguardare l’impresa 4.0 è un percorso a tappe dove applicazioni e soluzioni digitali sono essenziali per costruire l’infrastruttura sulla quale appoggia la nuova impresa. “Questa è l’esperienza che abbiamo maturato sui casi reali e che abbiamo messo in UniQa e nei servizi a supporto”, spiega Marco Terrin, chief solutions architect di Formula Impresoft.

La prima tappa consiste nella creazione dei supporti l’azienda data driven. “Per potenziare la gestione del dato e normalizzarlo, affinché possa avere più valore per l’azienda – prosegue Terrin. Un aspetto fondamentale al quale UniQa offre il proprio contributo con le funzioni di resilience e di gestione big data”.

La seconda tappa riguarda la creazione delle interconnessioni tra i differenti sistemi aziendali per facilitare la comunicazione tra processi. “Anche questo aspetto è supportato da UniQa – continua Terrin –, non solo a livello delle informazioni che devono attraversare i silos aziendali, ma per le azioni conseguenti che pervadono le funzioni. Sono infatti le capacità di tradurre i dati in azioni che creano valore e danno concretezza alla trasformazione verso l’impresa 4.0”.

L’ulteriore tappa riguarda la creazione del digital twins, ovvero di un gemello virtuale dell’azienda utile per fare simulazioni. “La capacità di agire in base alle informazioni acquisisce più valore attraverso strumenti che aiutano a decidere tramite la simulazione di scenari e proiezioni. Questo aiuta a raffinare i piani, capire che cosa succederebbe con l’introduzione di nuovi prodotti o in presenza di nuovi trend di mercato”, precisa Terrin.

La capacità di simulare è un valore aggiunto della trasformazione digitale come dimostrano alcuni use case di UniQa citati da Terrin. “Per esempio nel governo delle imprese, sollecitate negli scorsi mesi dalla pandemia, dalla necessità di operare fuori dagli schemi precedenti. Le aziende hanno dovuto reinventarsi e hanno tratto vantaggio da strumenti per prevedere gli scenari, la situazione economica e finanziaria per interagire in modo efficace con finanziatori e istituti bancari. Il governo d’impresa non prescinde inoltre dalla capacità di comprendere le altre informazioni che attraversano ambiti di operation, manufacturing e vendite”. Un altro esempio portato da Terrin va a toccare strategie e azioni di marketing. “Un’azienda che attui campagne marketing su più canali di comunicazione e distribuzione ha la possibilità non solo di monitorare i risultati, ma di utilizzare il machine learning per comprendere le relazioni tra azioni e andamento delle vendite. Questo aiutare il direttore commerciale e la forza vendita nel definire le strategie, nel creare un circolo virtuoso che possa portare a migliorare azioni e risultati, sfruttando UniQa per creare nuovi Kpi utili in ambito operativo”. Un terzo esempio riguarda l’ambito del manufacturing. “Dopo gli investimenti nell’Industry 4.0 con l’informatizzazione della fabbrica e la raccolta dei dati sul campo serve sfruttare questi dati per creare valore aggiunto – spiega Terrin. – Non solo per valutare produttività e scostamenti ma per fare simulazioni, per dedurre le metriche da usare per creare proiezioni, scenari, pianificare cambiamenti”.

Con UniQa Formula Impresoft si propone di aiutare le aziende in un percorso autonomo di trasformazione in logica 4.0, che comprenda la valorizzazione e l’attivazione delle componenti esistenti. “UniQa consente di ottenere fin da subito le capacità di consuntivazione e previsionali – spiega Terrin –. Un primo passo a cui far seguire il potenziamento del controllo, ossia della conoscenza che serve per migliorare la governance e quindi sviluppare le capacità previsionali e decisionali. Infine, sfruttare le informazioni per migliorare l’execution, attraverso modelli adattabili, dinamici e supporti più adatti per prendere decisioni sui piani futuri, estendere il valore dei dati in tutte le aree”.

Le opinioni e le domande degli ascoltatori

Nel sondaggio interattivo effettuato nel corso dell’evento, la formazione delle persone spicca tra le priorità per accelerare la trasformazione e la crescita digitale dell’azienda, seguita dalla necessità di lavorare al miglioramento della governance e dell’utilizzo dei dati. “Le risposte riconoscono sia il valore della formazione sia quello dei dati come ingredienti essenziali per il nuovo modo di fare impresa – commenta Rizzotto. Ci aggiungerei l’impegno nel migliorare la relazione con i clienti”. “C’è consapevolezza sul fatto che le modalità data-driven siano un elemento di svolta – afferma Bovetti – che si articola sugli aspetti formativi e tecnologici correlati”. Usare i dati non è semplice per Bortolussi “C’è la necessità di una formazione ex ante per capire come utilizzarli”. Sul tema dei dati, Ziveri sottolinea l’aspetto chiave della cybersecurity per la resilienza digitale: “Nel governo dei dati è importante occuparsi innanzitutto della sicurezza, come segnalano i recenti attacchi di ransomware che hanno fatto gravi danni a molte imprese”.

Durante il Q&A sono emerse le curiosità dei partecipanti in merito a diversi temi toccati. Innanzitutto su come innovare il marketing attraverso processi virtuosi che dall’impulso iniziale e dal monitoraggio delle campagne portino a innescare le azioni più opportune. “L’elemento chiave è portare il marketing dove oggi non arriva – spiega Terrin – all’interno dei processi operativi, di relazione e di comunicazione. Gli analytics e l’AI permettono di avere gli insights per decidere opportunità, investimenti e previsioni, rendere le azioni più efficaci nelle vendite”.

Un ascoltatore segnala come oggi l’innovazione applicativa nelle aziende debba fare i conti con le applicazioni legacy preesistenti da aggiornare. “Le soluzioni consistono nella modernizzazione e nel portarle nel cloud”, risponde Ziveri, precisando le possibili alternative. “C’è il rehosting ossia implementare l’applicazione in cloud senza modifiche del codice. C’è il refactoring, ossia l’ottimizzazione del codice esistente, senza alterare il comportamento esterno del sistema, allo scopo di rimuovere limiti architetturali o funzionali, per esempio, sfruttando i servizi database o serverless accessibili nel cloud. Il terzo approccio è il rebuilding, ossia la riscrittura da zero dell’applicazione conservandone le funzioni, ma ridisegnandola con architettura a microservizi, appoggiandola su cloud PaaS (Platform-as-a-Service). L’ultima opzione è sostituire l’applicazione esistente con una nuova, magari fruibile come SaaS (software-as-a-service)”.

Una domanda riguarda il tema della sostenibilità ambientale nella trasformazione digitale. “La sostenibilità è un’assunzione di responsabilità che è diventata parte integrante dei percorsi d’innovazione – spiega Rizzotto –. La sostenibilità riguarda l’intera azienda e al centro dei cambiamenti che toccano ruoli aziendali, modalità di lavoro e richiede grandi sforzi per mettere a terra dei risultati”. In un momento di veloce cambiamento come quello che stiamo vivendo, un ascoltatore si domanda se non ci sia un “gap generazionale” nell’impiego del digitale che possa tradursi in discriminazioni sul lavoro. Per Bovetti il differente approccio generazionale verso la tecnologia costituisce la vera ricchezza: “Ho in mente il caso di una società italiana gestita da più generazioni della famiglia proprietaria. I giovani sono più portati ad accogliere le novità tecnologiche e a interrogarsi su come sfruttarle. Manager più maturi hanno invece l’esperienza per calarle nella realtà aziendale e realizzare il cambiamento. È l’insieme dei due approcci a essere efficace”.

Conclusioni

Al termine del webinar, su sollecito del moderatore, i relatori hanno provato a sintetizzare i consigli per l’azienda che si avvia sulla strada del cambiamento digitale.

Per Rizzotto è importante il coraggio: “Questo è un momento favorevole da prendere al volo. È importante avere il coraggio e fare le scelte che servono per cambiare”. “Le tecnologie sono accessibili, ma serve avere iniziativa e coraggio nello sperimentarle – fa seguito Bovetti –. Nulla potrà più durare 30 anni, come nel passato, serve sperimentare e se qualcosa non va, cambiare direzione con piccoli interventi”. Per Bortolussi il consiglio principe è far tesoro di quanto abbiamo appreso durante la pandemia: “Se da una parte abbiamo la speranza di ritornare a una situazione di normalità, dall’altra il mio consiglio è non dimenticare quanto di buono si è sperimentato e appreso durante la pandemia”. Terrin cita l’esperienza vissuta con clienti di Formula Impresoft che hanno intrapreso il cambiamento: “Il successo dei progetti e correlato con la capacità di definire l’obiettivo fin dall’inizio. UniQa permette di focalizzare sugli aspetti chiave dell’evoluzione e avvantaggiarsi del digitale in tutta l’azienda”. Ziveri conclude gli interventi richiamando corsi e ricorsi dell’IT: “L’interesse nell’IT si muove come un pendolo – spiega il manager. Dove 20-25 anni fa era centrato sui processi oggi è spostato verso i dati e con valide ragioni. Tra vent’anni, forse, si ritornerà a parlare dei processi”. Al di là delle necessità del momento, l’esperienza pluridecennale di Formula Impresoft, condensata nella piattaforma UniQa, costituisce la garanzia di un cambiamento efficace, senza salti nel buio.

Topics: Digital Transformation, uniqa